Credito problematico

VECCHI CONTRATTI DI GOVERNO E DIFFICOLTÀ A PAGARE

Questo è quasi un edit alla scorsa settimana.

L’articolo precedente… ci avevo messo un po’ a scriverlo, per quanto potesse sembrare facile dal punto di vista de fruitore, dal lato redazionale era stato impegnativo (leggere tutta la ricerca, interpretarla, metterla giù in italiano evitando tecnicismi, evitare di scrivere parolacce per chiosare…).

Pertanto, scrivendolo non avevo avuto il piacere di leggere il Contratto di governo di Lega e M5S, che in 3 righe parla anche di recupero crediti. Al punto 23. SVILUPPO, CRESCITA SOSTENIBILE E RISPARMIO.

Ora che sto finendo questo secondo articolo, il contratto di governo è già saltato e il prof. Conte ha rimesso il mandato.

Ritengo però bene analizzare comunque queste righe e trarne una riflessione che trascenda la situazione politica italiana per andare più a fondo in cosa è il recupero crediti e quali sono i professionisti del settore.

Premetto: questo è un blog personale in cui si parla di una materia, il credit management, che io amo. Non è un blog politico e non vuole schierarsi a favore dell’una o l’altra forza politica.

Mi limito però a un’analisi del testo e di ciò che significa, nonché alla mia interpretazione di cosa rappresenta più profondamente.

Riporto le parole precise: “In materia di recupero forzato dei crediti da parte di banche e società finanziarie, intendiamo sopprimere qualunque norma che consenta di poter agire nei confronti dei cittadini debitori senza la preventiva autorizzazione dell’autorità giudiziaria“.

Io ho lavorato per 10 anni per una società mandataria di banche e finanziarie.

Non starò a dilungarmi.

Ribadisco la premessa: nel mio blog non intendo parlare di politica e non intendo fare propaganda pro o contro alcun partito, solo che queste tre righe mi hanno dato molto da riflettere, e queste riflessioni, più di carattere sociologico che altro, sì, volevo condividerle con te.

Iniziamo dalla fine: questa frase è espressione di persone che non sanno, non capiscono, non vogliono sapere, non vogliono capire. Vogliono solo farsi belle di fronte ai propri clienti/elettori. E lo fanno pure male.

In quelle poche parole, ma tra le righe:

  • c’è un invito a procedere immediatamente con D.I., impedendo a tanti debitori una soluzione bonaria
  • c’è una strategia che equivale a debellare una malattia uccidendo il paziente, perché non si va a garantire maggiore professionalità da parte delle imprese di recupero, ma proprio a impedire il recupero.
  • si prospetta la chiusura di svariate imprese, e la creazione di ulteriore disoccupazione.

Ora andiamoci più a fondo.

Quasi tutti odiano i recuperatori ed i credit manager, specie se alle dipendenze di banche e finanziarie.

Ci considerano brutte persone, perché, nell’immaginario collettivo, andiamo in giro a minacciare povera gente perché dia dei soldi che non ha.

Da qui, l’idea di impedirlo tout court, rendendo obbligatorio un passaggio in tribunale prima di poter procedere.

Non so come avrebbero voluto farlo. Non so se mai lo faranno, e come declineranno l’obiettivo.

Se però prevederà i tipici tempi della giustizia italiana, le procedure e le complessità, sto rapido a fare – da credit manager – il calcolo costi/benefici: se devo spendere soldi e tempo in Tribunale per avviare una procedura di sollecito bonario che serve a risparmiare i soldi e il tempo del tribunale… beh, allora passo subito a diffida e Decreto Ingiuntivo. Non è cattiveria, non è neanche il business, è davvero semplice buonsenso: da manager non posso sprecare risorse dell’azienda, quindi passo subito al legal.

Significherebbe quindi saltare i passaggi intermedi – cioè quelli che, pur sollecitando il debitore, non gli fanno ancora pagare pesanti conseguenze e gli permettono anche di respirare, ragionare, e definire senza troppe spese la questione – e passare subito coi fascicoli agli avvocati ed ai Tribunali, che costano subito a entrambe le parti.

Ripeto, questo sembra dovuto al fatto che, nell’immaginario della gente, noi recuperatori e credit manager siamo persone malvage, spietate e minacciose.

Arrivo quindi a dire che è come uccidere il paziente per debellare la malattia.

La malattia sono quei recuperatori e credit manager scarsamente professionali, che insultano, minacciano, ledono la dignità del debitore. Ma questo è un cancro che da anni noi stessi operatori del settore stiamo debellando, ed i soggetti del genere sono sempre meno. Io stesso ne parlo ad esempio qui, o in altri articoli simili.

Quando lavoravo in Finint Revalue avevo ogni anno corsi di formazione che mi insegnavano e ricordavano come trattare con il debitore senza danneggiarne stima, autostima e reputazione. Alcuni Agenti che non si erano adeguati alle normative ed alle policy adottate, vennero recisi in quanto poco professionali.

Quelli bravi tengono sempre una condotta adeguata: bisogna fare sì che lo standard dell’attività di recupero sia questo, non rendere impossibile la stessa attività.

Molto più sensato sarebbe stato porre in capo ai recuperatori una certificazione, oppure sanzionare pesantemente i creditori ove i loro agenti e funzionari agissero in odo riprovevole.

Con la premessa che il mio personale parere (qui sì sto esprimendo un parere di filosofia politica, ma sempre senza fini politici) è che dovrebbe invece essere il libero mercato a definire chi rimane in attività e chi invece perde i clienti perché poco professionale, in ogni caso mi sembra  che anche per la mentalità assistenzialista e interventista che predomina questa sia un’idea priva di buonsenso.

Passare tramite il Tribunale avrebbe il solo effetto di:

  • caricare ulteriormente la giustizia italiana;
  • probabilmente far perdere di efficacia al recupero, allungandone i tempi;
  • ridurre gli importi affidati alle Società di recupero, facendone chiudere parecchie.

E qui andiamo all’ultimo punto: se le società di recupero chiudono, mettono sulla strada i dipendenti. Stiamo parlando comunque e sempre di persone e famiglie. Diventano persone e famiglie di serie B perché pochi si fermano a pensare a quale sia l’attività che fanno e si limitano ad un cliché da siparietto comico vintage?

Ribadisco anche il concetto sopra: per me l’intervento statale nelle libere attività delle persone e delle imprese equivale più o meno al male, ma se proprio si sente la necessità di farlo, che almeno l’intervento sia fatto cum grano salis e con giustizia, e non favorendo palesemente una categoria di persone per arraffare un paio di voti in più e sbattendo immeritatamente sulla strada persone che lavorano bene e imprenditori che creano valore (by the way, il 4% del PIL è generato dalle imprese di recupero).

Avevo 26 anni quando, 9 anni fa, per l’House organ del gruppo in cui lavoravo spiegavo che non ce ne andiamo in giro con la mazza da baseball, ma con carta, penna, tanta pazienza e tanta fantasia nel venire incontro ai debitori con soluzioni che possano essere accettate dal creditore senza strozzarli.

Possibile che ancora non si sia capito ed anzi la situazione sembri anche peggiorata?

Ora, non so come andrà a finire, attualmente non c’è un governo, e non si sa come intendano proseguire.

Spero che queste riflessioni, che a me sembrano pure banali, vengano prese in considerazione.

EDIT di metà giugno, breve ma intenso

Ho riascoltato alcuni giorni fa delle puntate del mio podcast preferito, Il Truffone di Francesco Carbone (vi ho riportato il link al sito, ma lo trovate anche sugli strumenti podcast più comuni).

Lo ascolto almeno un mattino a settimana, andando al lavoro, ma in questi giorni mi era proprio sorta la voglia di sentire nuovamente alcuni episodi, in particolare quelli dedicati su libertà e denaro, probabilmente perché il mio cervello aveva già fatto inconsciamente una connessione con l’argomento dell’articolo e aveva bisogno di risentirli per formalizzarla in una catena di ragionamenti.

Le puntate riascoltate, infatti, mi hanno fatto nascere delle ulteriori considerazioni sulla frase da cui parte questo post, e voglio condividere anche queste riflessioni con te.

Ripeto e ribadisco l’assenza di finalità politiche o anche lucrative: semplicemente ho collegato la promessa del contratto (sic) di governo con il mancato rispetto di libertà e diritto di proprietà.

Infatti, se guardiamo da questo punto di vista il malsano desiderio che abbiamo notato di complicare/vietare le attività di recupero crediti stragiudiziale  (e parliamo di business, quindi senza prenderci per i fondelli: sbilanciare il rapporto costi/benefici equivale a vietare), non possiamo non vedere una diretta correlazione col risultato di ledere le mie possibilità di agire in difesa dei miei beni.

Mi spiego meglio, se io presto il mio denaro, frutto del mio lavoro, ad una persona, richiedere che il (mio) denaro che ho prestato (a un soggetto adulto, responsabile, e consapevole anche degli eventuali interessi) mi venga restituito (con quei benedetti interessi e nei termini pattuiti) è semplicemente – e lo dico per buon senso, senza necessità di ragionamenti elevati – una declinazione della difesa del mio diritto di proprietà.

Non stiamo a complicarci la vita, e assumiamo che il denaro che banche e finanziarie prestano sia reale e di loro proprietà (con moneta fiat, riserva frazionata e grigio normativo sulla definizione della proprietà dei conti correnti potremmo infatti approfondire molto la questione, ma non ne vale la pena): perché bisogna chiedere alla funzione giudiziaria statale il permesso di chiederne bonariamente la restituzione? Qual è il senso?

Ancora: perché devo vedere più tutelato di me uno che ha preso i miei soldi, da adulto responsabile e consapevole di doverli restituire, e che non li restituisce?

E, soprattutto, e questo è ciò che maggiormente mi infastidisce, perché questo adulto viene così deresponsabilizzato, come se fosse un bambino o un animale, incapace di intendere e di volere?

Sembra di rendere norma la scusa peggiore che ho sentito, nei nove anni che ho passato a gestire recupero: ho contratto debiti ma è colpa del creditore, anche se ho letto il contratto e mi erano stati forniti tutti gli elementi, comunque è colpa del creditore, che è cattivo e non vuole regalarmeli, ‘sti soldi che mi sono impegnato a tornargli.

Come se il prestito non fosse stato un libero scambio che entrambe le parti hanno volutamente contratto nell’ambito del mercato che, qui cito di nuovo direttamente Il truffone, non è altro che quel processo spontaneo di scambi volontari guidati dalla funzione imprenditoriale. Funzione imprenditoriale che non è solo degli imprenditori, ma di ciascuno di noi quando prende una decisione economica (cioè praticamente qualsiasi decisione).

Con questo ho finito questo edit-pippone. Il prossimo articolo, te lo prometto, tornerà ad essere tecnico sul credit management e basta. Però ci tenevo a dirtele, queste cose..

In merito a Il truffone, poi, non ti linko direttamente le puntate per me più significative: se questo edit all’articolo ti ha un po’ incuriosito, ti invito a vederti la lista completa e ascoltarti i titoli che ti attirano di più, perché di rado ho ricevuto tanto valore da un infoprodotto gratuito.

Credits immagine: tswedensky su Pixabay

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