Analisi del credito

L’ANALISI DEL BILANCIO DEI CLIENTI (E DEI DEBITORI): LE IMMOBILIZZAZIONI

Nel precedente articolo relativo alla prime tre cose da vedere in un bilancio abbiamo parlato di Valore della produzione, Quick ratio e Flusso di cassa, nonché speso due parole su quella che chiamo la regola aurea sulle variazioni rilevanti.

Oggi riprendiamo l’argomento del bilancio procedendo all’analisi delle tre voci principali che, nello stato patrimoniale, e facciamoci due domande sulle immobilizzazioni.

Il tema non è semplice, ed è molto delicato, in quanto ci sono degli indicatori che possono rappresentare tutto e niente, e che possono essere valutati disonestamente erroneamente dai redattori del bilancio.

Partiamo dalle basi: le immobilizzazioni possono essere immateriali, materiali e finanziarie. Semplificando al massimo (visto che poi approfondiremo), possiamo dire che le prime riguardano beni di tipo immateriale (come brevetti, licenze, costi di impianto…), le seconde tutte quelle cose che si possono vedere e toccare (terreni, beni strumentali, edifici), le terze operazioni finanziarie che richiedono di non prelevare i soldi investiti (partecipazioni, crediti verso società del gruppo, ecc.).

Vediamo anzitutto le immateriali. Già il fatto che siano immateriali può non piacerci, ma mentre alcune sono oggettivamente rilevabili (ad esempio un brevetto), altre lasciano molti più margini di valutazione.

La voce su cui vorrei che ti concentrassi è l’ATTIVO B) I) 2) Immobilizzazioni immateriali per ricerca sviluppo e pubblicità, verificandone il rapporto con sulle Immobilizzazioni complessive. In chiave teorica, la voce ricerca e sviluppo va a qualificare tre tipi principali di investimento:

  • la ricerca di base, cioè lo sviluppo di conoscenze scientifiche in campi di interesse attuale o potenziale dell’azienda;
  • la ricerca applicata, cioè quella volta all’accertamento dell’utilizzabilità economica dei risultati di cui sopra;
  • lo sviluppo, che porta alla realizzazione pratica delle ricerche precedenti.

La voce pubblicità deve riportare invece quegli investimenti pubblicitari che avranno effetti di durata nel tempo (ad esempio la campagna di lancio di un nuovo prodotto).

Per approfondire meglio l’argomento, invito a leggere le pagine 90-91 del libro Il bilancio, di Erasmo Santesso e Ugo Sòstero.

Per un’interpretazione invece molto smaliziata, ci sono io.

L’attività importante da svolgere è la divisione dei dati dalla fuffa, e non è facile, né da fare né da spiegare, perché in buona parte si basa sull’esperienza.

Quello che tutti vi diranno, è di starci molto attenti: infatti è facile che vengano imputate su questa voce delle emorragie di liquidità non meglio specificate o giustificabili, perché nessuno potrà mai dire che non è vero che la pubblicità, o la ricerca, sono degli investimenti. Il problema è che spesso verranno utilizzate a bella posta per coprire qualsiasi amenità o cattiva gestione.

Pur senza pretendere di possedere una bacchetta magica che ti salverà da qualsiasi granchio, puoi certamente fare alcuni ragionamenti che ti permetteranno una valutazione più serena.

Chiediti:

  • ha senso, in relazione all’attività dell’azienda?
  • il rapporto con le altre voci del bilancio e le altre immobilizzazioni è credibile?

Che una casa automobilistica investa svariati milioni di euro in ricerca ha senso, perché ricerca e sviluppo sono imprescindibili. Idem se il cliente è un produttore di farmaci. Se però il cliente è un autotrasportatore, capirai che qualcosa non ti torna. Stesso pensiero sulla pubblicità: chi investe e chi no si sa, e si capisce. Se ci sono dei numeri strani, drizza le orecchie!

Se gli impieghi in pubblicità e ricerca non ti sembrano coerenti con il core business del cliente, non ti voglio dire di mandarlo al diavolo, voglio dire: chiedigli senza pudore. Col pudore non si mangia! Se il cliente ti giustificherà la cosa, va tutto bene. Ci sta anche che ti ammetta che hanno commesso degli errori investendo in pubblicità inutili, ma almeno sarà stato onesto, e avrà capito che sai leggere fra le righe di un bilancio d’impresa.

Il rapporto con le altre voci di bilancio è egualmente importante: infatti pensare a una voce in soli valori assoluti, l’avevo già detto, è assurdo. Un importo che per me è imponente, per un’altra azienda può essere uno scherzo, tutto dipende da qual è il giro d’affari complessivo. Se, quindi, i milioni di euro dell’autotrasportatore di cui sopra rappresentano in realtà un 5% del suo attivo, allora ci può stare: magari cercando una qualche soluzione per risparmiare sui suoi costi, e poteva permettersi quell’investimento.

Viste le immobilizzazioni immateriali, diamo uno sguardo alle immobilizzazioni materiali, di cui all’ATTIVO B) I).

Qui il dubbio si fa ancora più atroce. Questa voce dovrebbe infatti rappresentare il valore, al costo di acquisto o di produzione, dei beni tangibili che l’impresa ha comprato per svolgere la propria attività, e che quindi non sono destinate alla vendita né alla trasformazione (sennò sarebbero a magazzino).

Che siano terreni, fondi e edifici, oppure impianti, oppure macchinari, o qualsiasi cosa, il dubbio non sorge tanto dalla loro esistenza, ma dal loro reale valore di realizzo. Anche un bilancio ben scritto e rilevato con correttezza può infatti non essere corretto nella vita reale.

A me in prima persona è capitato un debitore con beni per 18 milioni di immobili e fondi, valutati poi da una perizia Drive by (cioè senza accesso, visto che il debitore aveva precedentemente accolto con un forcone un inviato del creditore cedente, ma con analisi dall’esterno e dai documenti) come al massimo 5 milioni. Su un debito da 10 milioni, per il creditore è stato un bel coccolone: non vorrei ti trovassi anche tu in una situazione imbarazzante come questa.

Certo, non puoi sempre fare una perizia, però normalmente in corso di trattativa commerciale hai molti rapporti col cliente, e puoi andarlo a trovare mentre discutete le clausole del contratto, col fine di farti anche un’idea del reale valore dei beni immobili di proprietà. Puoi fare domande su quello che vedi: è acquistato? è in leasing? è in noleggio? Puoi buttare là un’osservazione sullo stato di manutenzione delle cose, per vedere se si scopre. Normalmente le persone tendono a vantarsi delle proprie furbate, potrebbero essere lieti di dirti quanto sono stati bravi a far apparire le cose migliori di quello che sono.

Anche in questo caso, poi, ti può aiutare l’oggetto del business della controparte: è facile che un impianto di produzione abbia un valore alto, mentre invece un negozio difficilmente avrà beni immobili di proprietà e di valore. Sono considerazioni discutibili, è chiaro, ma tante volte la logica è l’unico strumento a tua disposizione per prevenire delle brutte cantonate, quindi non possiamo fare diversamente.

Un’attenzione particolare è da prestare alla voce B) II) 4) Immobilizzazioni materiali altri beni. Come tutte le voci generiche, può significare tutto e niente. Mentre infatti sulle voci prime tre voci dell’immobilizzato materiale valgono le considerazioni di cui sopra, qui vale un’ulteriore precisazione: se non sono fondi, non sono immobili, non sono macchinari e non sono strumenti, cosa sono? Alla lettera della norma possono essere mobili e arredi, macchinari d’ufficio, auto, eccetera. Sorge spontanea quindi la verifica da fare: non critichiamone la presenza, può essere vera, ma controlliamone il valore in termini assoluti ed in relazione al resto del bilancio (immobilizzazioni e attivo complessivo). Se è alto (non c’è una valutazione standard di questo valore, la quota può variare come sempre a seconda del tipo di cliente che abbiamo davanti) preoccupati e chiedi alla controparte: a seconda di quanti “Ehm” ti dirà, potrai liberamente valutarne la credibilità.

Le ultime sono le immobilizzazioni finanziarie è più difficile fare analisi davvero attendibili. Confesso, è una voce che guardo di sfuggita. Comprende partecipazioni e crediti verso altre imprese, e l’unica è conoscerle, o guardarne a sua volta il bilancio. Per quanto riguarda partecipazioni e crediti verso controllanti o controllate, una buona soluzione è comprare anche il bilancio consolidato di gruppo,  che può farci capire se la nostra azienda avrebbe, eventualmente, un paracadute. Il valore di questa analisi è però abbastanza basso.

Poi, come sempre, va valutata l’entità dell’esposizione dell’immobilizzazione: un’azienda di produzione (non la capogruppo o la holding, ma un’azienda che produce beni o fornisce servizi) normalmente non ha moltissime partecipazioni perché il management dovrebbe essere occupato a far funzionare l’azienda producendo beni e fornendo servizi, non a speculare in azioni di altre società.

Questa ultima in particolare è un’affermazione forte e molto personale, eppure finora non mi ha tradito: quella che sembra un’innocente immobilizzazione in titoli può infatti rappresentare, se eccessiva, un’assenza di focus operativo della Direzione. Anche in questo caso, il gioco è fare le domande sul tema nella maniera giusta.

Puoi vedere quindi come, per dare il valore finale all’analisi del bilancio, io ritenga che ci debba essere un confronto con la controparte. I numeri del bilancio infatti noi li stiamo interpretando, ma è giusto capire come li ha interpretati il cliente. Noi poniamoci i dubbi e pensiamo male, lui ci risponderà. Diventa estremamente importante, in quest’ottica, il ruolo del commerciale. Un bravo commerciale è quello che sa fare le domande giuste nella prospezione individuando i bisogni del cliente a cui la tua attività da una soluzione. Un bravo commerciale sa farsi dire il colore delle mutande del cliente. Finite l’analisi del bilancio insieme a un bravo commerciale, per capire se uno dei campanellini di allarme deve essere confermato.

Su come gestire una conferma scriverò dopo che avremo continuato l’analisi del bilancio: ridi e scherza, ma finora abbiamo visto solo due cose in croce!

In un prossimo articolo, ne vedremo ancora!

Nel frattempo, ti spiego perché da quasi un mese non scrivessi nulla.

Non sono stato in ferie (cosa sono???), e non mi sono dedicato all’eremitaggio. bensì ho studiato e, soprattutto, ho creato un corso su Udemy, al momento in attesa di conferma e pubblicazione. Siccome ne sono molto orgoglioso (sono 9 ore di video su gestione e recupero del credito) ve lo anticipo, sperando presto di pubblicarvi un link preferenziale! Incrociamo le dita!

Credits dell’immagine: Buecherwurm_65 su Pixabay

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