Credito problematico

DEBITORI TONTI E CODICI PER LA GESTIONE E TUTELA DEL CREDITO

Per le associazioni dei consumatori, il debitore è tonto. Ora che ho attirato la tua attenzione, posso sviluppare l’argomento, partendo da un fatto. Lo scorso 17 gennaio, durante l’evento “Le buone regole a garanzia di tutti”, organizzato dall’Osservatorio Imprese e Consumatori (OIC), in collaborazione con CONFASSOCIAZIONI e con il patrocinio di ACMI (Associazione Credit Managers Italia), è stato presentato il nuovo Codice Procedurale dell’OIC per la gestione e tutela del credito. Si tratta di un testo condiviso tra le Associazioni dei consumatori e le imprese, redatto secondo i dettami dall’art. 27 bis del Codice del Consumo e con un costante e preciso riferimento agli Art. 115-120 TULPS,  norme in vigore relative alle attività di gestione e tutela del credito. Nel Codice vengono disciplinate le buone prassi riguardanti il trattamento dei dati, le attività di rintraccio, i contatti telefonici, le comunicazioni epistolari ed elettroniche, i contatti domiciliari, l’attività legale e la gestione delle contestazioni e dei reclami. Questa era la notizia, oggettiva. Da qui iniziano le mie personali considerazioni: è tutto molto bello. Quasi tutte le prassi indicate sono molto belle, però… Sì, c’è un però. Grande come una casa. Il mio però è che, come per quasi tutti i codici che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni e concordati tra associazioni dei consumatori, imprese ed associazioni di categoria della tutela del credito, questo codice presenta uno squilibrio che non riesco a giustificare. Fintanto che lavoravo in una società di recupero però mi dovevo stare zitto, ora mi sento libero di dire la mia. Io parto dal presupposto che il debitore non sia tonto. IL DEBITORE NON È TONTO! Non può sempre essere trattato come la parte debole, come uno che non si rende conto di ciò che fa. Per il resto è un adulto, vota, lavora, conduce automezzi. Quando fa debiti non è responsabile e va tutelato quasi per evitare una circonvenzione d’incapace. Sinceramente, io rispetto il debitore, perché ognuno può trovarsi in difficoltà nel corso della propria vita. A trattarlo così mi pare di sminuirlo. Faccio un esempio: l’art. 7.5 inizia con queste parole: “Le visite domiciliari, preventivamente autorizzate e concordate“. Ma quando? E perché? Io le visite le facevo quando il debitore era più astuto di Lupin nel non farsi beccare, non rispondeva al telefono, ignorava le email e snobbava ogni mia educata comunicazione, e adesso dovrei per forza concordare con lui, che fa di tutto per evitarmi, l’appuntamento? Stiamo scherzando, vero? Basta considerare il debitore parte debole. A volte lo è ed a volte no. Tante volte il debitore è quello che si è preso i tuoi soldi, il tuo lavoro ed il tuo tempo, e non te li sta pagando. Quando leggo queste best pratices tutte orientate a difenderlo, mi sembra di sentire i finti fessi che dicono: oh ma io non sapevo che dovevo anche tornarteli i soldi. Mi fanno salire il crimine. Questo tipo di regole confonde la professionalità del recuperatore e la tutela del consumatore con lo spregio del creditore e la violazione del diritto di proprietà e la morte del libero mercato. Come faccio a pensare di concedere credito se so che poi esperire tentativi di recupero è un’impresa titanica? So che oggi non ho scritto un articolo che desse contenuti di aiuto a chi vuol gestire meglio i propri crediti, ma perdonatemi lo sfogo, sono anni che vedo questa deriva mercaticida e ne sono infastidito. Poi di per sé il testo del Codice è interessante, e ben fatto. Nulla però che un recuperatore dotato di professionalità non potesse già fare. Il problema sono i recuperatori privi di formazione, competenza, preparazione e serietà, ma non basteranno tutti i codici del mondo per evitare che facciano danni. Volendo leggere il testo completo, puoi scaricarlo qui!

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